Alla scoperta dell'ammasso delle Pleiadi, M45

Alla scoperta dell’ammasso delle Pleiadi, M45

L’ammasso stellare delle Pleiadi è un grande classico del cielo stellato. Questo ammasso si trova ai confini della costellazione del Toro, a circa 24° dall’equatore celeste. Questa particolare posizione rende le Pleiadi visibili a quasi tutti i popoli della Terra. La distanza è stata determinata con diversi metodi, coinvolgendo anche il telescopio spaziale Hubble e il satellite Hipparcos. Più di recente, grazie ad un lavoro combinato da parte del National Radio Astronomy Observatory, utilizzando più radiotelescopi, è stata determinata una distanza molto precisa di 443 anni luce.

La componente stellare delle Pleiadi

L’ammasso stellare delle Pleiadi è composto da oltre 1000 stelle, quasi tutte non visibili a occhio nudo: in particolare, da cieli suburbani o inquinati si possono vedere a occhio nudo 5 o 6 stelle, mentre da cieli limpidi e non inquinati si possono vedere 14 stelle. Le stelle principali dell’ammasso, tutte di classe B, sono le seguenti:

Stella Magnitudine apparente Particolarità
Alcyone 2,86
Asterope 5,64 e 6,41 Stella doppia
Atlante 3,62
Celeno 5,44
Elettra 3,70
Maia 3,86
Merope 4,17
Pleione da 4,77 a 5,50 Stella variabile di tipo Gamma Cassiopeiae
Taigete 4,29

Il nucleo dell’ammasso è ampio 8 anni luce. Quasi tutte le stelle sono giovani e molto calde, ma non mancano altri oggetti come le nane bianche e le nane brune: queste ultime sono come delle stelle mancate, non avendo raggiunto la massa minima necessaria a innescare i processi di fusione termonucleare. Le nane brune hanno una massa inferiore a circa 8% della massa del nostro Sole e nella prima parte della loro vita molte di loro producono un certo quantitativo di energia fondendo deuterio e litio, più facili da fondere dell’idrogeno. Pur rappresentando un quarto della popolazione stellare dell’ammasso, esse contribuiscono appena per il 2% alla massa complessiva.

Alla scoperta dell'ammasso delle Pleiadi, M45

Un’immagine della componente nebulare delle Pleiadi nell’infrarosso, ripresa dal telescopio spaziale Spitzer della NASA.

La componente nebulare delle Pleiadi

Intorno alle stelle delle Pleiadi è presente un insieme di nebulose a riflessione, composte per lo più da polvere. Le componenti principali sono:

  • NGC 1435 intorno alla stella Merope
  • IC 1990 a nord dell’ammasso
  • NGC 1432 situata dietro alle stelle più a ovest dell’ammasso

Si potrebbe pensare che queste nebulose siano nate insieme all’ammasso e che siano quindi dei semplici resti che non si sono condensati a formare delle stelle. In realtà, se diamo per buona l’età dell’ammasso stellare, calcolata in circa 100 milioni di anni, la grande pressione di radiazione delle potenti stelle giovani e calde avrebbe dovuto ripulire l’area circostante, spazzando via la polvere disperdendola. In realtà, grazie ad un esame più approfondito delle velocità radiali, si è scoperto che probabilmente le Pleiadi stanno semplicemente attraversando un’area ricca di polvere e gas interstellare. La nebulosa è già appena visibile con molti telescopi e con la fotografia a lunga posa è invece molto ben visibile e di colorazione azzurra intorno alle stelle dell’ammasso.

Le Pleiadi nella storia

Come detto in precedenza, la particolare posizione delle Pleiadi le rende visibili a quasi tutti i popoli della Terra: non c’è quindi da stupirsi che esistano miti e leggende su di essere dall’Europa all’America, dall’Asia all’Australia. Durante l’Età del Bronzo, per i Celti erano associate al dolore e alla morte, in quanto nel periodo in cui tutt’oggi si festeggia Halloween, le stelle apparivano per la prima volta al tramonto. Per i Greci erano le Sette Sorelle, mentre per i Vichinghi erano le galline di Freyja, una divinità della mitologia Norrena.  Gli Aztechi in America Centrale e i Maori in Nuova Zelanda basavano il loro calendario sulle Pleiadi: i primi si basavano sulla levata eliaca dell’ammasso, mentre i secondi facevano iniziare l’anno non appena i sacerdoti scorgevano le Pleiadi nelle prime luci dell’alba. In Australia, gli Aborigeni credevano che le Pleiadi fossero una donna rapita da Kidili, l’uomo della Luna. In letteratura, non possiamo non citare Giovanni Pascoli il quale ne Il gelsomino notturno chiama le Pleiadi Chioccietta, immaginando una gallina che si muove in un’aia azzurra circondata da un pigolio di stelle. L’elenco potrebbe ancora continuare, questo ammasso stellare ha davvero stimolato l’immaginazione degli uomini!

Il futuro delle Pleiadi

Cosa riserva il futuro per le Pleiadi? Essendo un ammasso aperto, senza vincoli di natura gravitazionale, il processo di dispersione è già in corso. Si suppone che entro 250 milioni di anni le varie componenti delle Pleiadi saranno del tutto disperse. In quel lasso di tempo, il moto proprio dell’ammasso lo porterà nelle vicinanze del piede della costellazione di Orione.

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