Due robot della sonda Hayabusa 2 sono atterrati sulla superficie dell'asteroide Ryugu

Due robot della sonda Hayabusa 2 sono atterrati sulla superficie dell’asteroide Ryugu

Un altro successo per l’esplorazione dello spazio, per la tecnologia e la scienza è stato appena raggiunto dalla sonda giapponese Hayabusa 2 (falco pellegrino). Dopo cinque lunghi anni di viaggio nel nostro sistema solare, infatti, la sonda ha sganciato i due robot 1A e 1B i quali sono atterrati con successo sull’asteroide Ryugu, a 300 milioni di km dalla Terra

Ryugu (nome ufficiale 1999 JU3) è un’asteroide di circa 400 metri di diametro che ruota su se stesso in circa 7,6 ore. La sonda Hayabusa 2 è rimasta in orbita per circa 18 mesi durante i quali ha potuto studiare l’asteroide in modo approfondito, anche per pianificare il successivo atterraggio dei robot e del lander.

I due robot sono stati portati sulla superficie dell’asteroide da una piccola sonda, Minerva-II1, che li ha protetti durante la fase di atterraggio. Una volta toccata la superficie, i due piccoli robot sono usciti dalla sonda e hanno cominciato a muoversi… saltando! Infatti, questi piccoli robot, non si muoveranno convenzionalmente con delle ruote ma effettuando dei salti fino a quindici minuti.

Si tratta di un traguardo storico: seppure già in precedenza gli scienziati erano riusciti a portare dei manufatti sulla superficie di un asteroide (la precedente missione Hayabusa) o di una cometa (il lander Philae di Rosetta), questa è la prima volta che un robot mobile atterra con successo sulla superficie di un asteroide.

Attualmente i due robot stanno bene, stanno operando secondo i normali parametri e stanno trasmettendo sulla Terra dati e immagini grazie ad un ponte radio permesso dalla sonda madre, rimasta in orbita. Le foto sono un po’ mosse, a causa dei primi saltelli, ma sicuramente nei prossimi giorni la qualità delle immagini migliorerà progressivamente.

I due robot, oltre a scattare fotografie dalla superficie, misureranno anche la temperatura del suolo nei diversi siti che visiteranno e tra qualche mese avranno compagnia: infatti un terzo robot aspetta con trepidazione di scendere sull’asteroide, così come il lander MASCOT (Mobile Asteroid Surface SCOuT), realizzato in Germania. Quest’ultimo porta a bordo quattro strumenti scientifici: un microscopio operante nell’infrarosso, una fotocamera, un magnetometro a tre assi e un radiometro.

E la sonda madre, Hayabusa 2? Il falco pellegrino avrà un compito forse ancora più spettacolare, peraltro già riuscito con la precedente missione: riportare sulla Terra dei campioni di roccia dall’asteroide. Per farlo, si avvicinerà abbastanza alla superficie da poter raccogliere i campioni con un braccio robotico. Svolto il suo compito, la sonda farà rientro sulla Terra presumibilmente per il 2020.

 

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