È morto Stephen Hawking

È morto Stephen Hawking

Oggi tutto il mondo scientifico è in lutto. Ci ha lasciato infatti Stephen Hawking, una delle più brillanti menti che abbiano mai camminato sulla Terra.

Il celebre fisico aveva 76 anni e ha combattuto quasi tutta la vita con una rara forma di SLA a lenta progressione. Nonostante i medici gli avessero dato pochi anni di vita, Stephen Hawking non si è mai arreso e ha trascorso decenni a studiare l’origine e il destino dell’Universo, collaborando con moltissimi scienziati e diventando una delle icone più famose del mondo scientifico.

Apparso anche in molte serie TV, tra le quali ricordiamo Star Trek, i Simpson e Futurama, ha partecipato ha varie trasmissioni di carattere scientifico e ha scritto anche diversi libri sulle sue teorie, usando sempre un linguaggio semplice che ha permesso anche ai neofiti di afferrare la grandezza delle sue idee.

È morto Stephen Hawking

Confesso che non è semplice scrivere un articolo su di lui. Il suo lavoro ha spaziato in lungo e in largo, senza limiti.

Sicuramente le teorie per le quali era più conosciuto erano quelle sui buchi neri.

Nel 1970 ha postulato la sua seconda legge della dinamica dei buchi neri, secondo la quale l’orizzonte degli eventi di un buco nero può solo aumentare ma non diminuire. E solo quattro anni dopo, ha ritrattao questa sua teoria e ha dimostrato che un buco nero si comporta come un corpo nero e può essere pertanto descritto dalle leggi della termodinamica: secondo questa nuova idea, un buco nero dovrebbe emettere radiazione, la radiazione di Hawking, ed evaporare lentamente in un tempo variabile dai 1066 ai 10100 anni.

Stephen Hawking inoltre ha lavorato tutta la vita per risolvere il paradosso dell’informazione del buco nero: questo paradosso deriva dal fatto che i sistemi in meccanica quantistica vengono descritti da diverse variabili, mentre un buco nero solo da massa, momento angolare e carica elettrica. Se è vero che il buco nero inghiotte e distrugge tutto quello che vi entra, allora l’informazione stessa verrebbe distrutta violando il principio di conservazione dell’informazione. La teoria del fisico britannico esclude almeno in prima battuta una conciliazione tra la meccanica quantistica e la relatività generale. Hawking ha proposto diverse soluzioni, l’ultima delle quali molto recentemente nel 2015. Secondo quest’ultima soluzione, il buco nero conserverebbe l’informazione pur cancellandola e le permette quindi di sopravvivere, anche se in modo caotico. In seguito questa informazione ricodificata sarebbe riemessa nell’Universo attraverso la radiazione di Hawking.

Sempre a proposito dei buchi neri, il fisico ha postulato l’esistenza di piccoli buchi neri nei primordi dell’Universo, non generati dal collasso delle stelle ma da fluttuazioni dello spazio-tempo. Tali buchi neri dovrebbero essere molto caldi ed emettere una radiazione di Hawking più intensa dei buchi neri classici presenti ai giorni nostri, e una eventuale rilevazione di questa radiazione confermerebbe la teoria di Hawking. Tuttavia, dal momento che la temperatura di un simile buco nero sarebbe molto vicina allo zero assoluto, individuare tale radiazione sembra al di là delle nostre possibilità attuali.

La radiazione di Hawking purtroppo resta quindi solo una teoria, non essendo ancora stata osservata direttamente, tuttavia di recente in laboratorio sono stati simulati degli equivalenti dei buchi neri ed è stata osservata l’emissione di onde, anche se acustiche. Questa dimostrazione, ad opera di Jeff Steinhauer, dell’Istituto israeliano Technion di Haifa, costituirebbe quindi una prima verifica indiretta delle teorie di Stephen Hawking.

Stephen Hawking è stato molto prolifico anche nello studiare la geometria e l’evoluzione dell’Universo, cercando di applicare la meccanica quantistica ai primi istanti dell’Universo e arrivando a supporre che il Big Bang altro  non era che una singolarità di comportamento opposto ai buchi neri e che il concetto stesso di tempo non avesse senso prima che una fluttuazione quantistica della singolarità iniziale desse il via alla formazione dell’Universo.

Voglio concludere questo articolo con una delle sue frasi più celebri:

Ricordatevi di guardare le stelle e non giù ai vostri piedi. Cercate di dare un senso a ciò che vedete e interrogatevi su cosa rende l’universo esistente. Siate curiosi. E per quanto possa sembrare difficile la vita, c’è sempre qualcosa che voi potete fare e avere successo. L’importante è che non vi arrendiate.

 

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