È nata una pulsar

È nata una pulsar

Le supernovae sono tra gli eventi nel cosmo più potenti, distruttivi, ma anche trai i più importanti. Proprio durante l’esplosione finale di una stella, infatti, vengono prodotti gli atomi più pesanti che un giorno potrebbero dare luogo a nuovi pianeti e nuove forme di vita. Inoltre, le supernovae di tipo Ia possono essere utilizzate per determinare le distanze delle galassie fino a un miliardo di anni luce.

Quando una stella esplode, diventando una supernova, viene sprigionata una energia tale da oscurare anche la luce dell’intera galassia in cui si trova la stella morente. La supernova SN 1054, ad esempio, rimase visibile persino di giorno per 23 giorni consecutivi e venne studiata dagli astronomia arabi e cinesi.

Di solito, la luminosità decresce nel corso dei giorni, a volte servono settimane o alcuni mesi, ma una supernova in particolare, SN 2012AU, sembre proprio non averne abbastanza anche dopo oltre sei anni. Una luminosità persistente solitamente indica la presenza di una nube di idrogeno che contribuisce, interagendo con i resti dell’esplosione stellare, a mantenere la luminosità per un periodo più lungo.

Nel caso della supernova SN 2012AU, tuttavia, non sono state rilevate le linee dell’idrogeno nel suo spettro. Ma qual’è allora la sorgente di energia in questo caso?

Secondo Dan Milisavljevic, della Purdue University, si tratterebbe di una pulsar. Queste ultime sono stelle di neutroni, originatesi dal collasso del nucleo della supernova, le quali possiedono campi magnetici molto intensi e ruotano su se stesse ad altissima velocità.

Si tratterebbe quindi di una pulsar wind nebula, ovvero di una pulsar circondata da una nebulosa. La prima pulsar wind nebula è stata individuata nel 1976. Queste nebulose hanno una evoluzione molto complessa, appaiono nei primi 2.000 anni dopo l’esplosione della supernova e sono sorgenti di raggi X e raggi gamma. Queste nebulose tendono a dissiparsi secondo gli astronomi in circa 15.000 anni.

Così ha commentato Milisavljevic a proposito di questa scoperta:

Se davvero c’è una pulsar wind nebula al centro della stella esplosa, potrebbe spingere dall’interno verso l’esterno e persino accelerare il gas. Se tornassimo a osservare alcuni di questi eventi dopo pochi anni e prendessimo misure accurate, potremmo vedere il gas ricco di ossigeno lanciato via dall’esplosione ancora più velocemente.

Potete leggere lo studio completo su Astrophysical Journal Letters: “Evidence for a Pulsar Wind Nebula in the Type Ib Peculiar Supernova SN 2012au”.

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