Ultima immagine di plutone ripresa prima del contatto ravvicinato, a 768.000 km dal pianeta.

Nuovi orizzonti… Alla scoperta di Plutone

Dopo un viaggio di oltre nove anni e cinque miliardi di km, la sonda New Horizons ha raggiunto l’ultimo membro della nostra famiglia, il pianeta nano Plutone.

Confesso che ho vissuto questa esperienza con grande emozione. Troppo giovane per aver visto l’uomo sbarcare sulla Luna o i viaggi delle due sonde Voyager. Ho solamente potuto studiare questi affascinanti viaggi sui libri. Anche io, in quelle ore, ho partecipato come membro della specie umana ad esplorare un nuovo pezzetto di questo meraviglioso oceano chiamato Universo.

Rotta verso Plutone

Un viaggio lunghissimo iniziato il 19 gennaio 2006 a Cape Canaveral. La storia di questa missione è stata abbastanza travagliata, con continui ritardi e intoppi, ma alla fine è riuscita a partire. Alla velocità di 16,26 km/s, la sonda è stata l’oggetto artificiale più veloce che abbia mai lasciato la nostra orbita. Questo record ha avuto tuttavia un prezzo: la velocità era troppo alta per poter frenare ed entrare in orbita intorno a Plutone e quindi per questa volta abbiamo dovuto accontentarci di una “toccata e fuga”.

Nuovi orizzonti... Alla scoperta di Plutone

Giove e il suo satellite Io ripresi dalla sonda New Horizons.

Durante questi lunghi nove anni e mezzo, New Horizons è stata spesso addormentata per risparmiare preziosa energia, ma è stata anche impiegata per alcune indagini scientifiche lungo il suo percorso, come le osservazioni di Giove e dei satelliti Troiani di Nettuno.

Nuovi orizzonti... Alla scoperta di Plutone

Ultima immagine di plutone ripresa prima del contatto ravvicinato, a 768.000 km dal pianeta.

La foto a falsi colori qui sopra, scattata poche ore prima dell’incontro ravvicinato, credo che diventerà un classico dei libri di astronomia. Quel pianeta che avevamo sempre immaginato come una unica e lunga distesa di ghiaccio, in realtà presenta una grande varietà di strutture e sembra che vi sia un qualche tipo di processo geologico ancora attivo. Si può notare una regione a forma di cuore, che è stata battezzata (ancora in modo non ufficiale) “Tombaugh Regio” in onore del famoso astronomo che scoprì il pianeta nel 1930.

Nuovi orizzonti... Alla scoperta di Plutone

Superficie di Plutone ripresa durante il sorvolo.

Ore 13.49, la sonda New Horizon è passata vicino a Plutone ad una distanza minima di 12.500 km. Lunghe ore di silenzio, in quanto la sonda usava ogni secondo del suo tempo per raccogliere dati e fotografie, non poteva sprecare neanche un istante per girare l’antenna verso la Terra e trasmettere quello che stava vedendo. Poi, dopo diverse ore, il segnale. La sonda era sopravvissuta all’incontro ravvicinato e aveva mandato il segnale convenuto alle stazioni di ascolto sul nostro pianeta. Solo mezzora è durato il passaggio ravvicinato, in seguito la sonda ha proseguito il suo viaggio verso il Sistema Solare esterno.

Le prime scoperte

A causa dell’enorme distanza, la velocità di trasmissione dei dati è estremamente bassa. Pensate che un segnale radio impiega oltre quattro ore per arrivare sulla Terra. Gli scienziati stimano che ci vorrà più di un anno per scaricare tutte le informazioni raccolte dalla sonda. Tuttavia, siamo già in grado dii avanzare alcune conclusioni.

Per prima cosa, la crosta di Plutone sembra essere più giovane di quella di Caronte, che viceversa è costellato di crateri. Esaminando le prime foto, sembra che ci sia un qualche meccanismo sconosciuto che rinnova la crosta del pianeta nano. Si tratta forse di tettonica a zolle come sulla Terra? O qualcos’altro? Questa è solo una delle mille domande a cui gli scienziati cercheranno di dare una risposta nei prossimi anni.

Gli strumenti di bordo hanno quindi misurato il raggio, rilevando un valore di 1185 km con un’incertezza di 10 km. Il raggio è un po’ più grande di quanto si supponeva, e visto che la massa era già nota prima del fly-by, dobbiamo concludere per forza che il pianeta sia meno denso del previsto e quindi costituito per esempio da una maggiore quantità di ghiaccio. Anche l’atmosfera di Plutone è risultata essere più spessa di quanto si era finora supposto, in quanto gli strumenti di bordo hanno rilevato molecole di azoto sfuggite dall’atmosfera circa uno – due giorni prima del previsto.

Ora sappiamo inoltre che plutone è formato da una crosta composta per la maggior parte di azoto con tracce di metano e monossido di carbonio, e che è presente una calotta polare ghiacciata.

Una visita ai satelliti di Plutone

Nuovi orizzonti... Alla scoperta di Plutone

Caronte ripreso dalla sonda New Horizons.

Durante l’incontro con Plutone, l’attenzione della sonda è stata rivolta anche ai satelliti naturali del pianeta nano, a cominciare dal più grande e interessante, Caronte. La sua superficie è costellata di crateri e sembra essere un pianeta geologicamente morto, proprio come la nostra Luna. Eppure gli scienziati non ne sono del tutto convinti, a causa della presenza di grandi aree lisce e prive di crateri. Inoltre si sta indagando anche sulla natura della grande macchia scura che si può benissimo notare nella foto. La teoria più convincente finora è che si tratti di una zona di accumulo di materiale, probabilmente azoto e metano, proveniente da Plutone e che si è depositato sul punto più freddo di Caronte.

Sono state inoltre scattate alcune foto delle altre lune minori di saturno, ad esempio Idra e Notte. Quest’ultimo è un satellite molto interessante, in quanto possiede un moto molto irregolare non sincrono (non mantiene quindi la stessa faccia rivolta verso Plutone) e una regione di colore rosso vivo, di cui però ancora non si conosce nulla in quanto la maggior parte dei dati raccolti non è ancora stata trasmessa.

Nuovi orizzonti... Alla scoperta di Plutone Nuovi orizzonti... Alla scoperta di Plutone

A sinistra una foto a bassa risoluzione di Idra, a destra una foto di Notte e Idra a una risoluzione maggiore.

Addio Sistema Solare…

Nuovi orizzonti... Alla scoperta di Plutone

L’atmosfera di Plutone ripresa durante l’allontanamento di New Horizons

Questa suggestiva immagine comunica proprio quanto sta per accadere a New Horizons: la sua rotta la porterà verso la fascia di Kuiper e nei prossimi anni al di fuori del Sistema Solare, verso lo spazio profondo. La scarsità di carburante rimasto tuttavia non le permetterà di funzionare a lungo come le sonde Voyager, ancora parzialmente attive. Attualmente si suppone che la sonda raggiungerà l’eliopausa nel 2047. Prima però che l’energia sia completamente esaurita, New Horizons cercherà di effettuare alcuni studi sugli oggetti della fascia di Kuiper, se la sonda riuscirà a passare abbastanza vicina ad uno di essi.

Siamo arrivati alla fine del primo articolo de La notte stellata. Ho cercato di raccontare la storia di New Horizons nel modo più semplice possibile, dando spazio alle curiosità e alle meravigliose fotografie raccolte dalla sonda.

A presto!

Share
Condivisioni

Questo sito web utilizza i cookie tecnici per il suo normale funzionamento. Sono inoltre presenti widget social e pulsanti di condivisione che potrebbero rilasciare cookie di terze parti. Per attivare tutte le funzionalità del sito, è necessario accettare i cookie. Per maggiori informazioni, si prega di leggere la Privacy Policy. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi