Scoperto un quasar brillante da record

Scoperto un quasar brillante da record

I quasar sono oggetti tanto enigmatici quanto importanti ai fini della cosmologia. Quasar è l’acronimo di “QUASi stellAR radio source”, sono dei nuclei galattici molto attivi, situati tipicamente a grandi distanze dalla Terra, nell’ordine dei miliardi di anni luce. Essi presentano infatti un redshift molto elevato, compreso tra 0,056 e 7,085.

Essi sono delle potenti radiosorgenti, emettono la stessa energia di centinaia di galassie messe insieme, eppure sono grandi pochi anni luce. Come è stato possibile stimare l’ordine di grandezza di oggetti così remoti? Con una semplice osservazione: i quasar hanno una luminosità molto variabile, nell’ordine dei giorni o dei mesi, e sapendo che la velocità della luce è finita, un oggetto non può cambiare luminosità più velocemente del tempo che la luce impiega ad attraversarlo.

Da dove proviene l’energia emessa dai quasar? Secondo gli attuali modelli, tale energia proviene dalla materia che viene inghiottita dal buco nero supermassiccio contenuto all’interno di questi misteriosi oggetti, materia che forma un disco di accrescimento. Questo processo di emissione di energia non è stato ancora compreso fino in fondo e può risultare molto più efficiente della fusione nucleare che avviene all’interno delle stelle.

Dopo questa breve introduzione sui quasar, veniamo allo scoperta vera e propria. Gli astronomi hanno infatti scoperto, a 12,8 miliardi di anni luce di distanza, il quasar più brillante mai scoperto, il quale splende con la luminosità di oltre 600.000 miliardi di stelle come il nostro Sole. Pensate, 6 seguito 14 zeri stelle. Un numero… decisamente astronomico!

La scoperta del quasar, conosciuto come J043947.08+163415.7, è stata effettuata da un team internazionale di scienziati capitanati da Xiaohui Fan, dell’Università dell’Arizona a Tucson, con la preziosa collaboraizone di  Marco Bonaglia, ricercatore dell’INAF a Firenze, ed è stata pubblicata su The Astrophysical Journal Letters.

La scoperta è stata resa possibile anche da un raro fenomeno astronomico, predetto dalla Teoria della Relatività, chiamato lente gravitazionale: in poche parole, la luce di un oggetto distante viene deviata da un secondo oggetto molto massivo che si trova lungo la linea di vista.

Ecco le parole di Marco Banaglia, a proposito di questa scoperta:

Nel marzo del 2018 abbiamo osservato con il telescopio Lbt il quasar J0439+1634 utilizzando lo strumento Luci abbinato al sistema di ottica adattiva Argos. Successivamente, analizzando i dati, abbiamo notato che l’immagine del quasar può essere risolta mostrando due altri oggetti nelle vicinanze dell’oggetto principale. Questa scoperta non era stata possibile nelle precedenti osservazioni perché avevano una risoluzione limitata dalle condizioni di seeing atmosferico. Il sistema di ottica adattiva Argos, realizzato da un consorzio di cui INAF fa parte tramite il gruppo di Ottiche adattive dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri, permette invece di compensare la turbolenza atmosferica presente nelle riprese di Lbt, migliorando la risoluzione dello strumento Luci. I dati di alta qualità che abbiamo ottenuto con Lbt sono stati fondamentali per avvalorare l’ipotesi che la luce del quasar fosse affetta da lensing gravitazionale, cosa che è stata definitivamente confermata dalle osservazioni effettuate grazie al telescopio spaziale Hubble nell’aprile del 2018.

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