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Esplorazione spaziale

Concluso con successo il tredicesimo volo di Starship

Questa notte, mentre in Italia erano da poco passate l'una, dal lembo più meridionale del Texas si è staccato da terra l'oggetto volante più grande mai costruito dall'uomo.

Redazione 25 luglio 2026 4 min di lettura 46 visualizzazioni
Concluso con successo il tredicesimo volo di Starship

Questa notte, mentre in Italia erano da poco passate l'una, dal lembo più meridionale del Texas si è staccato da terra l'oggetto volante più grande mai costruito dall'uomo. Centoventiquattro metri di acciaio: immaginate un palazzo di quaranta piani che si alza in cielo, e avrete un'idea abbastanza precisa di che cosa hanno visto gli spettatori radunati intorno a Starbase, la base di lancio di SpaceX affacciata sul Golfo del Messico.

Era il tredicesimo volo di prova di Starship, e non è arrivato senza fatica. Il primo tentativo, una settimana fa, si era fermato negli ultimissimi istanti del conto alla rovescia: alcuni dei trentatré motori Raptor del primo stadio non si erano accesi, e il sistema automatico di sicurezza aveva bloccato tutto. I tecnici ne hanno sostituiti sei. Poi, quando tutto era di nuovo pronto, ci si è messa la tempesta tropicale Bertha, che attraversando il Texas ha imposto un ulteriore rinvio di ventiquattro ore. Sono i normali incidenti di percorso di un programma sperimentale, ma raccontano bene una cosa: far volare un razzo di queste dimensioni significa tenere sotto controllo migliaia di variabili, dal singolo motore fino al meteo.

Un'ora per mezzo mondo

Il volo in sé è durato circa un'ora, il tempo di un telegiornale. Ma in quell'ora la navetta ha percorso metà del giro del mondo. Vediamo che cosa è successo, passo per passo.

Circa due minuti dopo il decollo, il primo stadio, il Super Heavy, ha esaurito il suo compito: ha spinto la navetta fuori dagli strati più densi dell'atmosfera, si è staccato e ha eseguito una discesa controllata fino ad ammarare nel Golfo del Messico. La navetta vera e propria, la Starship, ha invece proseguito la sua corsa lungo una traiettoria suborbitale: molto in alto e molto veloce, ma non abbastanza da restare in orbita. È come lanciare un sasso con tutta la forza che avete: per quanto lontano arrivi, prima o poi ricade. La differenza è che questo sasso è ricaduto dall'altra parte del pianeta, nell'Oceano Indiano.

E qui sta forse il dettaglio più notevole della notte. L'ammaraggio è stato talmente morbido che la navetta, invece di spezzarsi al contatto con l'acqua, è rimasta a galleggiare mentre la diretta di SpaceX si chiudeva tra gli applausi dei dipendenti. Per un veicolo che deve un giorno posarsi delicatamente sulla superficie della Luna, con astronauti a bordo, saper toccare il suolo — o il mare — con dolcezza non è un vezzo: è il requisito fondamentale.

Venti satelliti a perdere

Durante il volo, Starship ha anche fatto qualcosa che finora aveva solo provato a fare: ha rilasciato un carico. Venti satelliti Starlink di nuova generazione, i V3, sono usciti uno dopo l'altro da un distributore che ricorda da vicino quello delle caramelle Pez: una fessura si apre, e i satelliti scivolano fuori in fila.

Attenzione, però: quei venti satelliti non resteranno lassù. Rilasciati su una traiettoria suborbitale, sono ricaduti verso l'atmosfera, dove si sono disintegrati nel giro di una ventina di minuti. Erano, per così dire, satelliti a perdere: servivano a dimostrare che il meccanismo di rilascio funziona, non a entrare in servizio. Eppure, nel loro breve volo, hanno fatto in tempo a compiere un piccolo esperimento riuscito: hanno stabilito un collegamento laser con i satelliti Starlink più vecchi già in orbita. Un dialogo tra generazioni durato pochi minuti, ma che conferma il funzionamento della tecnologia con cui la costellazione si scambierà i dati nello spazio, senza passare da terra.

Perché la NASA guardava con attenzione

A seguire il volo non c'erano solo gli ingegneri di SpaceX. C'era anche la NASA, e per una ragione precisa: una versione di questa navetta è destinata a diventare il modulo di allunaggio del programma Artemis, quello che dovrà riportare gli astronauti sulla superficie della Luna. Ogni ammaraggio morbido, ogni riaccensione dei motori nello spazio, ogni manovra riuscita è un mattone in più in quel progetto.

Il test di questa notte era anche il primo dopo la quotazione in borsa di SpaceX, avvenuta il mese scorso, e il secondo per la versione 3 del veicolo, quella pensata proprio per le missioni lunari. Il precedente volo, a maggio, si era concluso con un successo parziale, segnato da diverse anomalie ai motori. Questa volta il quadro è stato decisamente più pulito.

E adesso? Se i dati raccolti confermeranno quello che si è visto in diretta, il prossimo volo potrebbe essere il primo tentativo orbitale vero e proprio: non più un grande lancio di un sasso da un capo all'altro del pianeta, ma un veicolo che resta lassù, a girare intorno alla Terra. Sarebbe il passaggio dalla prova generale allo spettacolo. Ci arriveremo per gradi, come sempre in questo mestiere. Ma la strada, dopo questa notte, sembra un po' meno lunga.

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