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Osservare il cielo

La costellazione dello Scorpione: il cuore rosso dell'estate

Immergiamoci alla scoperta dello Scorpione, una delle costellazioni più affascinanti e inconfondibili della volta celeste. Tra antichi miti millenari e supergiganti rosse, esploriamo i segreti di questo gigante cosmico che domina le nostre notti estive.

Redazione 16 agosto 2026 8 min di lettura 38 visualizzazioni
Mappa stellare della costellazione Scorpione

In una tiepida notte d'estate, lontani dalle luci della città, volgendo lo sguardo verso l'orizzonte meridionale, vi accorgerete che quelle stelle non sono disposte a caso, ma sembrano tracciare un disegno riconoscibile. Provate a unire i puntini luminosi: una testa a ventaglio, un corpo allungato, una lunga coda ricurva che termina con un pungiglione. È lo Scorpione, una delle pochissime costellazioni che assomiglia davvero alla creatura di cui porta il nome. Al centro di questo aracnide celeste brilla una stella rossa, di un colore così intenso da aver colpito l'immaginazione degli uomini fin dagli albori della civiltà.

Il mito e la storia

Ma perché gli antichi vedevano proprio uno scorpione in quella porzione di cielo? Per capirlo dobbiamo tornare alla mitologia greco-romana. La leggenda racconta che il cacciatore Orione si fosse vantato di poter uccidere qualsiasi animale sulla faccia della Terra, e che la dea Gea, allarmata da tanta arroganza, avesse fatto emergere dal terreno un gigantesco scorpione. In altre versioni del racconto è Artemide a inviarlo. L'animale, invulnerabile alle armi del cacciatore, lo punse a morte, e Zeus decise di collocare entrambi nel firmamento prendendo però una precauzione: li mise in due punti quasi diametralmente opposti della volta celeste. È per questo che, ancora oggi, quando lo Scorpione sorge a est Orione tramonta a ovest, in un inseguimento in cui i due non si incontrano mai.

La costellazione è antichissima. Fu catalogata nel II secolo d.C. da Claudio Tolomeo, che la incluse fra le 48 costellazioni dell'Almagesto, ma era già ben nota ai Babilonesi molti secoli prima. C'è poi una vicenda curiosa che riguarda le sue chele, perché in origine lo Scorpione era molto più esteso di come lo vediamo oggi. I Greci chiamavano Chelae, le chele appunto, il gruppo di stelle che oggi forma la Bilancia, riprendendo peraltro un'immagine mesopotamica: i Babilonesi vedevano già in quel punto una bilancia, che chiamavano Zibanitu. Furono poi i Romani a fissare in modo definitivo la Bilancia come costellazione autonoma. La memoria dell'antica appartenenza è però rimasta scritta nei nomi: le due stelle più brillanti della Bilancia si chiamano ancora Zubenelgenubi e Zubeneschamali, che in arabo significano letteralmente "chela del sud" e "chela del nord".

Dall'altra parte del mondo si guardavano le stesse stelle e si vedeva tutt'altro. I popoli polinesiani non riconoscevano un aracnide, ma l'amo da pesca del semidio Maui: alle Hawaii l'amo si chiama Manaiakalani ed è quello con cui Maui avrebbe tirato su dal fondo dell'oceano le isole dell'arcipelago, mentre nella tradizione māori lo stesso amo, Te Matau a Māui, serve a pescare l'Isola del Nord della Nuova Zelanda.

Le stelle principali

L'anatomia di questo gigante celeste è definita da un gruppo di stelle notevoli. Vale la pena esaminare le più importanti.

Antares (Alfa Scorpii) è il cuore dello Scorpione, una supergigante rossa che si trova a circa 550 anni luce da noi. La luce che catturate stasera è partita quando in Italia fioriva il Rinascimento. La sua magnitudine apparente si aggira intorno a 1,0, ma la stella pulsa lentamente e nel tempo oscilla fra 0,6 e 1,6. Il nome significa "rivale di Marte", Anti-Ares, proprio per quel colore rossastro che la fa spesso confondere con il Pianeta Rosso quando i due si trovano vicini in cielo. Le dimensioni sono difficili da immaginare: il raggio stimato è fra 680 e 800 volte quello del Sole, il che significa che, messa al posto della nostra stella, la sua superficie non si fermerebbe all'orbita di Marte ma arriverebbe ben dentro la fascia degli asteroidi.

Shaula (Lambda Scorpii) è il pungiglione. Ha magnitudine 1,62 e si trova a circa 570 anni luce di distanza. A occhio nudo appare come una singola stella azzurra molto calda, ma si tratta in realtà di un sistema triplo. Il nome deriva dall'arabo e significa "la coda sollevata".

Dschubba (Delta Scorpii), nella testa della creatura, dista circa 490 anni luce ed è la protagonista di una delle vicende più interessanti degli ultimi decenni. Per secoli aveva mantenuto una magnitudine costante di 2,3. Poi, nell'estate del 2000, ha cominciato a schiarirsi fino a raggiungere la magnitudine 1,6, alterando in modo percettibile l'aspetto della costellazione. La causa è l'espulsione di materia dalla sua regione equatoriale, che ha formato un disco di gas attorno alla stella. Il punto è che Dschubba non è mai tornata ai valori di un tempo: continua a oscillare in modo imprevedibile, con un nuovo picco registrato nel luglio 2011, restando comunque più luminosa di com'era nel Novecento.

Acrab (Beta Scorpii), l'altra stella della testa, ha magnitudine 2,5 e dista circa 400 anni luce. Al telescopio si rivela come un sistema multiplo composto da almeno cinque componenti, forse sei, tenute insieme dalla gravità.

Sargas (Theta Scorpii) è una gigante bianco-gialla che segna la curva della coda, di magnitudine 1,84 e situata a poco più di 300 anni luce dalla Terra.

Dove trovare la costellazione

Dall'Italia la stagione per ammirare lo Scorpione è l'estate, e il momento migliore in assoluto è fra la fine di giugno e il mese di luglio, quando la costellazione culmina intorno alle 22:30. In agosto, come racconto ne [il cielo del mese di agosto], la finestra utile si sposta più presto: conviene uscire subito dopo il crepuscolo, verso le 21:30, guardando a sud-sudovest. Aspettare la mezzanotte, in questo periodo, significa trovare Antares ormai a pochi gradi dall'orizzonte e la coda già tramontata.

Il problema è la nostra latitudine. Alle latitudini italiane Antares raggiunge al massimo 18 gradi di altezza sull'orizzonte, e Shaula, con una declinazione di circa 37 gradi sud, non supera i 7 o 8 gradi: testa e cuore della costellazione sono quindi facili da individuare, mentre la coda e il pungiglione rasentano i profili delle montagne o dei palazzi e spesso restano annegati nella foschia. Per orientarvi, cercate prima la brillante e rossastra Antares. Da lì tracciate idealmente una linea verso l'alto a destra per trovare il ventaglio della testa, e una lunga curva verso il basso a sinistra per la coda. La mappa stellare allegata a questa sezione vi aiuterà a riconoscere il contesto: lo Scorpione si trova incastonato fra la Bilancia a ovest e il Sagittario a est, con Ofiuco che si allarga sopra di lui.

Oggetti del cielo profondo da osservare

Lo Scorpione è attraversato da uno dei rami più densi della Via Lattea, e questo lo rende uno scrigno di oggetti interessanti.

M4, un ammasso globulare, si trova a poco più di un grado da Antares ed è uno dei più vicini alla Terra, a circa 7.200 anni luce. Al binocolo appare come una macchia sfocata, mentre un telescopio amatoriale ne risolve le stelle periferiche mostrandolo come un brulichio di antichi soli. È uno dei globulari più facili da risolvere in assoluto, a patto di coglierlo quando è al massimo della sua altezza.

M6, l'Ammasso Farfalla, è un ammasso aperto le cui stelle, osservate al binocolo, ricordano davvero due ali spiegate. Dista circa 1.600 anni luce.

M7, l'Ammasso di Tolomeo, è un ammasso aperto spettacolare, visibile a occhio nudo come una nebulosità brillante vicino al pungiglione e capace di esplodere in decine di stelle azzurre al binocolo. Fu descritto per la prima volta proprio da Tolomeo, nel 130 d.C. Dall'Italia, però, si trova a una declinazione di quasi 35 gradi sud e culmina a una decina di gradi appena: per vederlo come merita servono un orizzonte meridionale completamente libero e un'aria molto limpida.

Spostando infine lo sguardo appena oltre il confine orientale della costellazione si entra nei ricchi campi stellari del Sagittario, dove si può ammirare M8, la Nebulosa Laguna, un'immensa culla di stelle in formazione.

Consigli per l'osservazione

Per godersi questo spettacolo la regola d'oro è allontanarsi dall'inquinamento luminoso. Poiché lo Scorpione resta basso sull'orizzonte meridionale, è ancora più importante del solito avere la visuale libera verso sud, preferibilmente da una spiaggia, da un promontorio o da un'altura.

Concedete poi ai vostri occhi almeno venti minuti per adattarsi all'oscurità, e resistete alla tentazione di controllare il telefono. Qui vale la pena chiarire un equivoco diffuso: quei venti minuti non servono alla pupilla. Se la macchina fotografica è un buon paragone, la pupilla è il diaframma, e come ogni diaframma si apre in fretta, nel giro di qualche secondo, passando da 3 a 7 millimetri circa. Il vero adattamento avviene invece nella "pellicola", cioè nella retina, dove i bastoncelli rigenerano lentamente una molecola chiamata rodopsina. Il diaframma vi fa guadagnare un fattore 5 scarso in luce raccolta; la chimica della retina vi fa guadagnare un fattore di migliaia. Per questo basta un lampo di luce bianca per azzerare mezz'ora di pazienza.

E a proposito di fotografia, la regione intorno ad Antares è uno dei bersagli preferiti dai fotografi del cielo per via delle nubi di gas e polveri colorate del complesso di Rho Ophiuchi, che formalmente appartiene alla confinante costellazione di Ofiuco ma si estende fin sopra il cuore dello Scorpione.

Articolo redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, rivisto e verificato dalla redazione prima della pubblicazione. Scopri come lavoriamo.

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