Novità
Spazio profondo

La Nebulosa Velo: il respiro finale di una stella nel Cigno

La Nebulosa Velo è il delicato resto di una supernova esplosa migliaia di anni fa. Scopriamo come osservare e fotografare questo affascinante intreccio di gas stellare nel cielo estivo.

Redazione 05 agosto 2026 8 min di lettura 26 visualizzazioni
Mappa stellare per individuare NGC 6960/6992 (Nebulosa Velo)

Immaginate di camminare in una foresta silenziosa e di imbattervi in un delicato velo di fumo sospeso a mezz'aria, l'unica traccia di un bagliore ormai estinto. Alzando gli occhi al cielo estivo possiamo assistere a una scena molto simile, ma su scala cosmica: tra le stelle della Via Lattea si nasconde il fantasma di un astro che ha concluso la sua esistenza in modo catastrofico. È la Nebulosa Velo, un intreccio di filamenti luminosi che rappresenta uno degli oggetti più affascinanti dell'intero firmamento, e anche uno dei più difficili da cogliere.

Che cos'è NGC 6960/6992

Per capire come si forma una struttura tanto eterea dobbiamo fare un salto indietro di diecimila, forse ventimila anni. Una stella con una massa venti volte quella del nostro Sole, giunta al termine del suo combustibile nucleare, collassò su se stessa e poi esplose come supernova. Quello che osserviamo oggi sotto le sigle NGC 6960 (la parte occidentale, nota anche come "Scopa della Strega") e NGC 6992 (la parte orientale) è ciò che resta di quell'esplosione: il guscio di gas incandescente che continua a espandersi nello spazio.

Il meccanismo che lo rende visibile è meno intuitivo di quanto sembri. Il fronte d'urto più esterno corre veloce, tra i duecento e i seicento chilometri al secondo, ma proprio perché attraversa gas rarefatto emette pochissima luce. I filamenti brillanti che fotografiamo si trovano invece dove l'onda ha incontrato nubi più dense e ha frenato fino a poco più di cento chilometri al secondo: è l'urto contro l'ostacolo a scaldare il gas e ad accenderlo. La stessa cosa che accade a un'automobile lanciata in autostrada, che non fa scintille finché corre libera, ma le fa quando urta il guardrail.

La Nebulosa Velo si trova a circa 2400 anni luce da noi. Per comprendere le sue dimensioni, basti pensare che la bolla in espansione ha un diametro di circa 130 anni luce. Se potessimo vederla per intero a occhio nudo, occuperebbe in cielo una striscia larga quanto sei Lune piene messe una accanto all'altra.

La storia della scoperta

Nonostante queste dimensioni apparenti generose, il resto di supernova sfuggì agli occhi dei primi cacciatori di comete. Charles Messier non lo incluse nel suo celebre catalogo, e per due motivi. Il primo è tecnico: la luce della nebulosa è estremamente rarefatta, spalmata su una superficie molto ampia, e quindi il suo chiarore complessivo si diluisce fino quasi a confondersi con il fondo cielo. Il secondo è più prosaico: l'edizione definitiva del catalogo di Messier risale al 1781, mentre la scoperta arrivò tre anni più tardi.

Fu il 5 settembre 1784 che William Herschel, scrutando il cielo con il suo grande telescopio riflettore, notò un tenue bagliore filiforme. Nei suoi appunti annotò le due estremità separatamente. Della porzione occidentale scrisse che era allungata, che passava attraverso la stella 52 Cygni e che si estendeva per quasi due gradi; di quella orientale parlò invece come di una nebulosità ramificata, che si divideva in più rivoli per poi riunirsi verso sud. Non aveva alcun modo di sapere che si trattava di frammenti di un unico, immenso anello.

Quelle annotazioni separate sono la radice della complessa numerazione che troviamo ancora oggi sulle mappe. Fu però l'astronomo danese John Louis Emil Dreyer, compilando nel 1888 il New General Catalogue, a trasformarle nelle sigle che usiamo: NGC 6960, 6974, 6979, 6992, 6995. E non tutto l'anello porta la firma di Herschel. La porzione settentrionale, che chiamiamo Triangolo di Pickering, comparve soltanto nel 1904 su una lastra fotografica esaminata da Williamina Fleming, all'Harvard College Observatory.

Dove trovarlo: la costellazione di riferimento

Mappa stellare per individuare NGC 6960/6992 (Nebulosa Velo)

Mappa stellare per individuare NGC 6960/6992 (Nebulosa Velo)

Per rintracciare la Nebulosa Velo dobbiamo attendere le calde serate estive, quando la costellazione del Cigno vola lungo la Via Lattea e sale fin quasi allo zenit. Orientarsi non è difficile. Partendo da Deneb, la stella più brillante del Cigno, scendiamo lungo l'ala orientale verso Aljanah (Epsilon Cygni), che le carte più datate chiamano ancora Gienah Cygni: il nome è cambiato nel 2017, quando l'Unione Astronomica Internazionale ha assegnato "Gienah" alla sola Gamma Corvi per evitare la storica confusione tra le due ali celesti. Da Aljanah scendiamo di poco più di tre gradi verso sud e incontriamo 52 Cygni, di quarta magnitudine, visibile a occhio nudo sotto cieli bui.

Questa stella è il nostro faro: NGC 6960 sembra letteralmente trafiggerla. In realtà 52 Cygni si trova a poco più di duecento anni luce da noi, dieci volte più vicina della nebulosa, ed è quindi un semplice effetto prospettico. Come potete osservare nella mappa stellare allegata in questa sezione, l'esatta posizione dell'oggetto è indicata con un mirino arancione, utile per orientare i vostri strumenti.

Come osservarlo

A occhio nudo la Nebulosa Velo è del tutto invisibile. Con un buon binocolo, sotto un cielo di montagna eccezionalmente buio, l'arco orientale (NGC 6992) si lascia intuire come una debolissima virgola lattiginosa, ma va detto con onestà che quasi tutti gli osservatori hanno bisogno di un aiuto per arrivarci. È con un telescopio amatoriale, dai 100 ai 200 millimetri di diametro, che inizia la vera esplorazione.

Poiché la nebulosa è molto estesa, è fondamentale utilizzare bassi ingrandimenti per avere un campo visivo ampio. Il vero segreto per l'osservazione visiva del Velo, tuttavia, si chiama filtro OIII. La sigla è notazione spettroscopica e indica l'ossigeno doppiamente ionizzato, cioè privato di due elettroni, che emette due righe verdi molto vicine tra loro, a 495,9 e 500,7 nanometri. Avvitando il filtro all'oculare, il fondo cielo si scurisce drasticamente mentre i filamenti gassosi, che brillano proprio a quelle lunghezze d'onda, emergono dal buio con un contrasto sorprendente. Lo stesso filtro, tenuto semplicemente a mano davanti all'oculare del binocolo, è spesso ciò che fa la differenza tra vedere qualcosa e non vedere nulla.

Fotografarlo

Se l'osservazione visiva regala emozioni sottili, l'astrofotografia rivela la vera natura cromatica del Velo. Per riprendere l'intero anello del resto di supernova è consigliabile utilizzare focali corte, tra i 300 e i 500 millimetri, mentre una montatura equatoriale motorizzata per l'inseguimento è indispensabile per compensare la rotazione terrestre durante le lunghe esposizioni.

Pose di alcuni minuti, sommate tra loro, permetteranno di catturare il rosso vivo dell'idrogeno ionizzato e l'azzurro-verde dell'ossigeno. L'utilizzo di filtri a banda stretta è particolarmente raccomandato, specialmente se si fotografa da cieli afflitti da inquinamento luminoso, poiché permettono di isolare la luce della nebulosa spegnendo il bagliore cittadino.

Quel tenue bagliore che oggi catturiamo con i nostri strumenti è il testamento di una stella scomparsa, ma è anche un inventario di materia prima. Gli elementi pesanti forgiati nell'esplosione — l'ossigeno che vediamo brillare nel verde, e con lui il silicio, il ferro, il calcio — stanno arricchendo il gas interstellare che li circonda. Un giorno faranno parte di nuovi pianeti. E, chissà, di occhi capaci di guardare il cielo.

Per rintracciare la Nebulosa Velo dobbiamo attendere le calde serate estive, quando la costellazione del Cigno in volo lungo la Via Lattea domina il cielo fin quasi allo zenit. Orientarsi non è difficile. Partendo da Deneb, la stella più brillante del Cigno, scendiamo lungo l'ala orientale verso la stella Gienah (Epsilon Cygni). Da qui, spostandoci di poco verso sud, incontriamo la stella 52 Cygni, visibile anche a occhio nudo sotto cieli bui.

Questa stella è il nostro faro: NGC 6960 sembra letteralmente trafiggerla, anche se in realtà la stella è in primo piano e non ha alcun legame fisico con la nebulosa. Come potete osservare nella mappa stellare allegata in questa sezione, l'esatta posizione dell'oggetto è indicata con un mirino arancione, utile per orientare i vostri strumenti.

Come osservarlo

Che cosa possiamo aspettarci di vedere mettendo l'occhio all'oculare? A occhio nudo, la Nebulosa Velo è del tutto invisibile. Con un buon binocolo, sotto un cielo di montagna eccezionalmente buio, è possibile intuire l'arco orientale (NGC 6992) come una debolissima virgola lattiginosa. Ma è con un telescopio amatoriale, dai 100 ai 200 millimetri di diametro, che inizia la vera esplorazione.

Poiché la nebulosa è molto estesa, è fondamentale utilizzare bassi ingrandimenti per avere un campo visivo ampio. Il vero segreto per l'osservazione visiva del Velo, tuttavia, si chiama filtro OIII (ossigeno terzo). Avvitando questo filtro all'oculare, il fondo cielo si scurisce drasticamente, mentre i filamenti gassosi della nebulosa, che emettono luce proprio in quella specifica lunghezza d'onda, emergono dal buio con un contrasto sorprendente, rivelando intrecci simili a fumo di sigaretta sospeso nel vuoto.

Fotografarlo

Se l'osservazione visiva regala emozioni sottili, l'astrofotografia rivela la vera natura cromatica del Velo. Per riprendere l'intero anello del resto di supernova, è consigliabile utilizzare focali corte, tra i 300 e i 500 millimetri. Una montatura equatoriale motorizzata per l'inseguimento è indispensabile per compensare la rotazione terrestre durante le lunghe esposizioni.

Pose di alcuni minuti, sommate tra loro, permetteranno di catturare il rosso vivo dell'idrogeno ionizzato e l'azzurro-verde dell'ossigeno. L'utilizzo di filtri a banda stretta è particolarmente raccomandato, specialmente se si fotografa da cieli afflitti da inquinamento luminoso, poiché permettono di isolare la luce della nebulosa spegnendo il bagliore cittadino.

Osservare la Nebulosa Velo significa guardare in faccia la morte e la rinascita del cosmo. Quel tenue bagliore che oggi catturiamo con i nostri strumenti non è solo il testamento di una stella scomparsa, ma anche il seme di nuovi mondi. Gli elementi pesanti forgiati in quell'esplosione, infatti, stanno ora arricchendo il mezzo interstellare, pronti a formare, un giorno, nuovi pianeti e, chissà, nuove forme di vita capaci di alzare gli occhi al cielo.

Articolo redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, rivisto e verificato dalla redazione prima della pubblicazione. Scopri come lavoriamo.

Condividi:
Copertina del libro «Il cielo sopra di noi» di Marco Montagna
Il libro di La Notte Stellata

Il cielo sopra di noi

Viaggio attraverso il cielo stellato ad occhio nudo e con il telescopio

La guida di Marco Montagna per imparare a leggere il cielo notturno, costellazione dopo costellazione.

Compralo su Amazon
Copertina flessibile e Kindle

Continua a esplorare