La scoperta di Plutone

La scoperta di Plutone fu uno di quei casi in cui nonostante si commetta degli errori alla fine la perseveranza viene premiata.

Siamo all’inizi del Novecento, e la famiglia del sistema solare include otto pianeti. L’ultimo, Nettuno, era stato scoperto solo pochi decenni prima, nel 1846, grazie alle anomalie dell’orbita di Urano. E proprio in base allo stesso principio che si cominciò a sospettare l’esistenza di un pianeta ancora più esterno all’orbita di Nettuno, in quanto gli ultimi due giganti gassosi del sistema solare presentavano ancora delle discrepanze rispetto alle orbite teoriche e reali. Vari astronomi erano sempre più convinti di questa teoria, tra i quali William Henry Pickering e Percival Lowell.

In questo contesto, muoveva i suoi primi passi nell’astronomia il giovane Clyde Tombaugh. Figlio di agricoltori, egli si costruì negli anni Venti i suoi primi telescopi che usò per realizzare degli schizzi dei pianeti, che in seguito inviò al direttore del Lowell Observatory di Flagstaff, in Arizona. Quest’ultimo, impressionato dal lavoro di Tombaugh, gli offrì un lavoro all’osservatorio e il giovane astronomo abbandonò per sempre il mondo agricolo per dedicarsi all’astronomia.

Clyde Tombaugh abbracciò quindi la teoria del misterioso pianeta X oltre l’orbita di Nettuno e iniziò una sistematica osservazione della porzione di cielo calcolata da Percival Lowell nel 1905. Egli scattò moltissime lastre fotografiche e le confrontò con uno strumento di sua invenzione che permetteva di scorrere velocemente due lastre fotografiche per notare se qualche oggetto astronomico si fosse mosso da una lastra all’altra.

Il 18 febbraio 1930, dopo un anno di sistematica ricerca, Tombaugh scoprì un possibile oggetto che si era mosso confrontando due lastre fotografiche del 23 e del 29 gennaio. Una volta ottenuta la conferma, la notizia fu telegrafata all’Harvard College Observatory il 13 marzo 1930.

Tombaugh raccontò in seguito l’attimo della scoperta:

Improvvisamente mi balzò agli occhi un oggetto di quindicesima magnitudine. – Eccolo – mi dissi. Un’emozione incredibile mi travolse: questa sarebbe stata una scoperta storica. Mi diressi subito nell’ufficio del direttore. Cercando di controllarmi, entrai nell’ufficio ostentando indifferenza: ‘Dr. Slipher, ho trovato il suo Pianeta X!’. Il Dottore sobbalzò dalla sedia, mostrando uno sguardo compiaciuto ma riservato

Fin dalla sua scoperta fu ovvio che Plutone era troppo piccolo per causare le perturbazioni delle orbite di Urano e Nettuno osservate, e quindi proseguì la sua ricerca del pianeta X senza tuttavia trovarlo mai. Il mistero delle discrepanze orbitali fu risolto decenni dopo dalla sonda Voyager 2, la quale misurò le masse esatte di Urano e Nettuno, che erano leggermente errate rispetto a quelle calcolate dalla Terra e ritenute valide fino a quel momento. Rifacendo i calcoli con le masse corrette, ogni discrepanza nelle orbite svanì come la neve al Sole.

Quindi, Plutone fu scoperto per errore partendo da false premesse, eppure la fortuna e la perseveranza furono potenti alleate di Tombaugh che fu consegnato alla storia dell’astronomia per la sua scoperta. Nel 2015, grazie alla sonda New Horizons, abbiamo avuto la possibilità di vedere con i nostri occhi Plutone, nel frattempo declassato nel 2006 da pianeta a pianeta nano. La sonda trasportava parte delle ceneri di Tombaugh: quel giovane figlio di agricoltori ha fatto tanta strada dalle campagne dell’Illinois a Plutone, e tanta ne farà ancora, ora che la sonda New Horizons sta esplorando la Fascia di Kuiper.

L’astrografo da 13 pollici usato da Tombaugh per cercare Plutone.