La prima storica foto di un buco nero

La prima storica foto di un buco nero

Un grandissimo successo per l’astrofisica moderna. Oggi, 10 aprile 2019, gli scienziati dell’Event Horizon Telescope Consortium hanno mostrato al mondo la fotografia che pochi forse pensavano fosse possibile ottenere. La prima immagine di un buco nero, situato all’interno della galassia M87, a 55 milioni di anni luce dalla Terra. Questo buco nero ha una massa pari a 6,5 miliardi di volte quella del Sole!

Questa storica immagine è il risultato di due anni di analisi di 4 petabyte di dati raccolti da radiotelescopi sparsi in tutto il mondo. Tutti concentrati su un unico obiettivo, fotografare l’orizzonte degli eventi di un buco nero. Precisiamo infatti che noi non possiamo in alcun modo fotografare cosa succede all’interno di un buco nero, in quanto la gravità è così elevata che nemmeno la luce può sfuggire alla sua morsa stritolatrice. Tuttavia, possiamo fotografare la materia circostante, fino all’orizzonte degli eventi, ovvero il limite massimo oltre al quale diviene impossibile sfuggire al buco nero.

Fino ad oggi, avevamo avuto prove indirette della loro esistenza, tra le quali le onde gravitazionali, che però sono eventi occasionali. Tuttavia, la materia che circonda i buchi neri, formata da polvere e gas, durante il collasso verso il centro si riscalda enormemente fino a diventare incandescente, ed emette una caratteristica radiazione nelle bande X e degli ultravioletti. Ed è proprio questa specifica radiazione che è stata raccolta dai radiotelescopi del consorzio, permettendo di osservare l’anello di materia che circonda il buco nero. Si tratta di moltissimi dati, come già detto, a tal punto che è stato più veloce memorizzarli in dischi rigidi e spedirli via aerea nei centri di calcolo al MIT di Boston, negli Stati Uniti, e al Max Planck Institut di Bonn, in Germania.

Questa straordinaria immagine ci permette inoltre di caratterizzare meglio il buco nero, potendo determinare massa, dimensione e forse anche la carica elettrica.

Ecco le parole di Ciriaco Goddi, segretario del consiglio scientifico del consorzio:

Con questa esperimento abbiamo dimostrato che i buchi neri esistono, e che possono essere studiati con osservazioni astronomiche. Provare l’esistenza di questi corpi celesti riveste un’importanza fondamentale nella nostra concezione dell’universo. Infatti, i buchi neri sono una delle previsioni principali della teoria della Relatività generale di Einstein.

Queste invece sono state le parole di Heino Falcke della Radboud University, presidente del Consiglio scientifico EHT:

Se immersi in una regione luminosa, come un disco di gas incandescente, ci aspettiamo che un buco nero crei una regione oscura simile a un’ombra, qualcosa di previsto dalla relatività generale di Einstein che non abbiamo mai visto prima. Questa ombra, causata dalla deformazione gravitazionale e dalla cattura della luce dall’orizzonte degli eventi, rivela molto sulla natura di questi oggetti affascinanti e ci ha permesso di misurare l’enorme massa del buco nero di M87.

Per maggiori dettagli, potete visitare la pagina dell’Event Horizon Telescope Consortium.

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