L’ammasso globulare M30
Immergiamoci nell'ammasso globulare M30, un gioiello celeste nel Capricorno. Con un'età di quasi 13 miliardi di anni, la sua storia è unica: un nucleo ultra-denso, esito di un core collapse, e un'orbita che suggerisce un'origine esterna alla Via Lattea.
Bentornati al nostro appuntamento con il catalogo di Messier! Oggi parleremo di M30, catalogato anche come NGC 7099, un ammasso globulare situato a 27.100 anni luce nella costellazione del Capricorno.
L’ammasso globulare M30 presenta una magnitudine pari a +7,7 e si trova a circa 3,5° di distanza da ζ Capricorni, una stella di quarta magnitudine. Lo potete localizzare già con un binocolo, anche se sarà del tutto privo di dettagli, mentre con il classico telescopio da 114 mm si risolvono alcune stelle. Con strumenti di diametro superiore ai 200 mm, infine, è possibile ammirare molte più stelle. Dall’Italia il periodo migliore per osservare questo ammasso va da luglio a novembre.
L’ammasso globulare M30 fu scoperto da Charles Messier nel 1764, il quale annotava nel suo catalogo:
Nebulosa scoperta vicino a 41 Capricorni. Vista con difficoltà nel telescopio da 3 piedi e mezzo. Rotonda, non contiene stelle.
Come per molti altri ammassi, esso fu risolto in stelle da William Herschel e in seguito studiato anche dall’ammiraglio Smyth, il quale lo descrisse come un debole oggetto ellittico e pallido.
L’ammasso globulare M30 è ampio 93 anni luce e sta seguendo un’orbita retrograda rispetto al flusso generale dell’alone galattico, e ciò vorrebbe dire che tale ammasso è stato catturato da un’altra galassia piuttosto che si sia formato all’interno della Via Lattea. Esso possiede un’età stimata pari a 12,9 miliardi di anni e una massa pari a 160.000 masse solari.
Questo ammasso ha attraversato una fase particolare della sua evoluzione denominata “core collapse”, e a causa di questo processo oggi la concentrazione della massa nel nucleo è pari a milioni di masse solari per parsec cubico, una delle regioni più dense in assoluto nella Via Lattea. In queste condizioni, le stelle sperimentano un altissimo numero di interazioni che può portare alla formazione di sistemi binari.
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