La potenza di una nana bruna

La potenza di una nana bruna

Nella vita spesso ci insegnano a non sottovalutare mai i più deboli, perchè potrebbero avere la forza di un leone nascosta dentro di loro.

Questo è proprio il caso di J0331-27, una stella nana bruna di classe L, avente una massa pari all’otto percento di quella del nostro Sole, appena sufficiente ad innescare le più semplici reazioni di fusione termonucleare. Trattandosi di una nana bruna, la temperatura superficiale è molto bassa, circa 2.100 K.

La potenza di una nana bruna
Le dimensioni a confronto del Sole, di una nana bruna, di Giove e della Terra.

Nonostante le sue ridotte possibilità, questa nana bruna si è resa protagonista di un brillamento di proporzioni epiche, rilasciando dieci volte l’energia rilasciata dal Sole nei suoi brillamenti più potenti. Questo evento è stato osservato il 5 luglio 2008 dallo strumento EPIC (European Photon Imaging Camera) dell’osservatorio raggi X Xmm-Newton. Quest’ultimo venne lanciato dall’ESA il 10 dicembre 1999 e posizionato su un’orbita fortemente ellittica. La scoperta è stata fatta analizzando un database sterminato di 400.000 sorgenti X dell’osservatorio Xmm-Newton.

Cos’è un brillamento? Esso è un improvviso e violento rilascio di energia, legato al campo magnetico stellare. Una stella accumula energia, che viene poi espulsa al momento giusto come radiazione e materia. Questo è il rompicapo che sta impegnando gli astronomi: come può una nana bruna così piccola e debole avere accumulato così tanta energia nel suo campo magnetico, addirittura superiore a quella del Sole?

Purtroppo non abbiamo ancora dati sufficienti, anche perchè il telescopio ha osservato un solo brillamento in circa mille ore di osservazione. Secondo Beate Stelzer, ricercatrice dell’Istituto per l’astronomia e l’astrofisica di Tubinga in Germania, attualmente al lavoro all’INAF di Palermo, la rarità dell’evento potrebbe indicare che una nana bruna richieda un tempo molto lungo per accumulare abbastanza energia da innescare un brillamento di queste proporzioni.

L’obiettivo degli astronomi adesso è osservare un secondo brillamento e scoprire il meccanismo che permette a questa classe di stelle di accumulare così tanta energia, nonostante le loto presunte limitate possibilità.

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