Katherine Johnson, la donna che calcolava le traiettorie dei razzi per la NASA

Ci ha lasciato pochi giorni fa a 101 anni Katherine Johnson, la matematica della NASA che contribuì con i suoi calcoli a portare il primo americano nello spazio e Neil Armstrong a camminare sulla Luna.

Un carattere forte, doveva esserlo necessariamente per farsi strada nell’America degli anni Sessanta, dominata dalla segregazione razziale. Katherine fu assunta dalla NASA insieme ad un gruppo di matematiche afroamericane, con il preciso scopo di effettuare i calcoli necessari a portare un americano in orbita e riportarlo indietro sano e salvo.

Fu una carriera piena di successi la sua, armata solo di matita, quaderno e una mente straordinaria. Tutti alla NASA avevano piena fiducia nei suoi calcoli.

Dalla sua matita uscirono i calcoli che portarono Alan Shepard nel 1961 ad essere il primo americano nello spazio, raggiungendo la quota massima di 186 km. L’anno successivo, sempre i suoi calcoli portarono John Glenn ad essere il primo americano ad orbitare intorno alla Terra.

Le sue traiettorie furono fondamentali per tutto il programma Apollo, compreso lo storico allunaggio del 20 luglio 1969, quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin furono i primi esseri umani a camminare sulla Luna.

La cosa molto triste è che per decenni nessuno seppe della sua esistenza, o delle altre donne che lavoravano alla NASA come matematiche. Solo in età avanzata la sua storia iniziò ad essere raccontata, e nel 2016 è stato anche realizzato un film su questo gruppo di donne straordinarie, “Il diritto di contare”.

Nel 2015 il presidente Obama ha consegnato a Katherine G. Johnson la Medaglia Presidenziale della Libertà, la più alta onorificenza civile per un americano, pronunciando le seguenti parole:

Katherine G. Johnson ha rifiutato di essere limitata dalle aspettative della società riguardo al suo genere e alla sua razza, ampliando al contempo i confini della portata dell’umanità.

Katherine G. Johnson è diventata la più famosa di quel gruppo di donne, che però non dobbiamo assolutamente dimenticare. Lavorarono nell’ombra e furono decisive in ogni successo della NASA durante la corsa allo spazio e permisero a quei coraggiosi uomini che per primi videro le stelle sopra la Terra, di fare ritorno a casa sani e salvi.