La Nebulosa Omega (M17)
Esploriamo la Nebulosa Omega (M17), una splendida regione HII nel Sagittario a 6.000 anni luce, dove giovani stelle illuminano gas ionizzato. Scoprite come questa nebulosa sia parte di un vasto complesso di formazione stellare, visibile anche con un binocolo.
Bentornati al nostro appuntamento con il Catalogo di Messier! Oggi parleremo della Nebulosa Omega, catalogata come M17 o NGC 6618, una splendida nebulosa a emissione situata a 6.000 anni luce di distanza nella costellazione del Sagittario.
Posizione della Nebulosa Omega
La Nebulosa Omega può essere individuata sotto cieli bui già con un binocolo a circa 2° a sud-est della stella gamma Scuti. Con uno strumento da 114 mm iniziano a vedersi i primi contrasti, soprattutto se abbinate il telescopio ad un filtro UHC in grado di combattere l’inquinamento luminoso. Con uno strumento da 200 mm in su, invece, la visione è eccezionale. Essendo un oggetto appartenente alla costellazione del Sagittario, il periodo di migliore visibilità dall’Italia cade nei mesi estivi.
Scoperta della Nebulosa Omega
La Nebulosa Omega fu scoperta dall’astronomo svizzero Jean-Philippe Loys de Cheseaux nel 1746. In seguito, fu osservata da Charles Messier nel 1764, il quale la incluse nel suo catalogo, annotando che assomigliava alla Grande Nebulosa di Andromeda. Alcuni anni dopo fu osservata anche William e John Herschel e dall’ammiraglio Smyth. Proprio a quest’ultimo è da attribuire il nome con cui è nota oggi questa nebulosa.
Caratteristiche della Nebulosa Omega
La Nebulosa Omega è una regione HII, ovvero una nebulosa formata prevalentemente da idrogeno ionizzato dalla radiazione ultravioletta di giovani stelle calde e violente. Essa ospita diverse stelle di classe B, alcune delle quali formano un ammasso stellare aperto che conta 35 componenti, per la maggior parte oscurate dalle polveri. La zona più luminosa dell’ammasso possiede una massa stimata apri a 800 masse solari. Ulteriori studi hanno evidenziato come questa nebulosa sia connessa alla Nebulosa dell’Aquila (M16), distante appena 2,5° nel cielo stellato. Entrambe sarebbero in realtà zone di attiva formazione stellare di un complesso nebulare molto più ampio e diffuso.

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